Basta il pensiero

Che cos’hanno in comune Google, Facebook, Twitter, Wikipedia, AirBnB, Blablacar, Uber, e Angry Birds?

Semplicemente sono tutti servizi gratuiti che hanno reso miliardarie le aziende che li offrono. Pensate per un attimo che mondo sarebbe se per ogni parola cercata su Google dovessimo pagare un tot?

Ma come fanno questi colossi ad arricchirsi regalando il loro prodotto più richiesto a livello globale?! E poi, a Facebook non converrebbe farsi pagare qualche euro ogni anno per ciascuna persona iscritta al social network? Se considerate che fino al 2016 contava 1,65 miliardi di iscritti, gira la testa.

La premessa necessaria è che non va ignorato il periodo storico-economico in cui viviamo. La Grande Crisi che ha investito il mondo occidentale ha dato vita ad una povertà (reale o percepita) che ha stravolto le abitudini di consumo di tutti.

Da qui nasce la cosiddetta sharing economy, l’economia della condivisione. Essendo diminuito il potere di spesa delle persone, queste si sono spinte a sperimentare nuovi modi di consumo, come lo scambio di servizi, il baratto, l’affitto di ciò che prima si acquistava o più diffusamente la condivisione.

Come un dono diventa un guadagno

Il paradosso è che regalare una parte del proprio servizio, più aumenta il bacino di utenti affezionati, e maggiori diventano le possibilità di vendita di servizi collegati o collaterali. Basti pensare alle inserzioni a pagamento su servizi altrimenti gratuiti come Google e Facebook.

Scendendo dall’universale al particolare di una piccola attività di paese, questo nuovo modo di fare business si traduce sia nel classico omaggio gustoso che la panettiera fa ai suoi nuovi clienti o ai clienti più affezionati, sia nella distribuzione gratuita di una cosa collaterale al vostro prodotto, ma altrettanto importante e richiesta: la cultura. 

Regalare la vostra cultura

Qualunque sia il risultato del vostro lavoro, se vi fermate per un attimo a fare mente locale, vi accorgerete che questo prodotto deriva da una vostra specifica filosofia, una visione del vostro mestiere, una cultura precisa che mescola un know-how pratico, che avete acquisito nel tempo, ad una preparazione tecnica che deriva dai vostri studi o dalla vostra esperienza.

Tutto ciò è sapere, è cultura.

Fermo restando che i trucchi del mestiere sono un tesoro da custodire gelosamente, va però detto che il vostro secondo prodotto più vendibile è di certo il vostro sapere collegato, più o meno direttamente, al mestiere che fate. E, in questo senso, curare in qualche modo la divulgazione gratuita di questa cultura (una brochure da distribuire, un poster nel punto vendita, ma anche una campagna video da inserire sul sito aziendale o da far girare sui social…) potrebbe essere un valore aggiunto, la carta vincente per allargare a macchia d’olio la fiducia che il pubblico ha nei confronti del vostro brand.

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